Il 30 novembre, alle 5,45 della mattina, finalmente, i naufraghi furono avvistati da "L’AFONSO DE ALBUQUERQUE" e cominciò la frenetica ricerca dei superstiti che si prolungò per tutta la notte.
Riuscirono a far salire sul cacciatorpediniere portoghese 117 italiani e 64 fra sudafricani ed inglesi. In tutto, quindi, furono 181 i superstiti dei 1200 di partenza; 651 furono i nostri connazionali spariti nell’oceano. E’ stato stimato che almeno un quarto degli scomparsi siano stati divorati dagli squali. Il recupero dei naufraghi evidenziò anche, a dire del capitano portoghese, il fatto che nella tragedia lo spirito di sopravvivenza fece sì che i naufraghi lottarono fra di loro per riunirsi sulle zattere secondo la loro nazionalità, che continuò anche una volta che erano saliti a bordo sani e salvi.
Cacciatorpediniere portoghese Afonso de Albuquerque
Equipaggio del cacciatorpediniere portoghese Afonso de Albuquerque



Dalla pagina: portugal1939-1945.org (tradotta):
Alle tredici e dodici minuti del 29 novembre 1942, l'equipaggio dell'Afonso de Albuquerque vide il primo segno dell'affondamento quando notò un materasso galleggiare. Tredici minuti dopo, scoprirono le prime zattere con i sopravvissuti e, dopo ventisette ore, completarono la più grande operazione di salvataggio mai effettuata dalle navi portoghesi in qualsiasi oceano, salvando un totale di 194 persone.
Tutte le persone salvate appartenevano al vessel britannico Bellbee, trasformato in trasporto truppe, la Nova Scotia, affondata la mattina del 28 novembre dal sommergibile tedesco U-177, che sparò tre siluri poco dopo le sette del mattino. In meno di dieci minuti, la nave affondò, lasciando naufragare 1.052 persone; tra queste, 766 erano prigionieri e internati italiani, tra cui tre donne, una delle quali con una figlia di 11 anni. Il resto erano militari britannici e sudafricani o guardie carcerarie.
La nave era partita da Suez, aveva attraversato il Mozambico e, vicino alla costa del Natal, era stata attaccata. Molti tra le persone a bordo persero la vita immediatamente, mentre altri nelle ore e nei giorni successivi. La bambina di 11 anni fu una delle prime ad annegare, poco dopo l'attacco, quando il giubbotto che indossava si staccò mentre cadeva in acqua.
Quando il comandante dell’U-Boot, Robert Gysae, andò a interrogare i naufraghi, la gente si rese conto che la maggior parte di essi erano civili italiani. Poiché l'attacco avvenne dopo il caso Laconia — quando gli U-Boot in missione di salvataggio furono attaccati da aerei alleati — l'ordine di non effettuare salvataggi era già in vigore. Così, il comandante tedesco trasmise via radio a Berlino, che informò la Legazione del Reich a Lisbona, e questa, a sua volta, contattò i portoghesi.
Solo all'inizio della notte del 28, 14 ore dopo l'attacco, il messaggio completò il suo percorso verso Lourenço Marques, dove si trovavano le navi Afonso de Albuquerque e Gonçalves Zarco, che stavano finalizzando i preparativi per il ritorno a Lisbona. Il primo si preparò e salpò all'alba. Anche il comandante di Gonçalves Zarco voleva seguirlo, ma gli fu ordinato di non farlo. Sarebbe stato chiamato solo se fosse stato necessario.
Erano le 4:00 del mattino quando la nave salpò verso sud e, a mezzogiorno, dopo aver navigato per [numero di miglia] miglia, raggiunse le coordinate fornite dal sottomarino, ma non trovò nulla. Solo un'ora dopo, furono trovate le prove del disastro che aveva colpito la Nova Scotia. Il relitto era disperso. Furono viste zattere isolate e almeno una baleniera con una bandiera blu, con sopravvissuti a bordo. C'erano anche persone aggrappate a tutti i tipi di detriti galleggianti.
Il comandante decise di lasciare la baleniera — che sembrava più sicura — fino alla fine e iniziò a raccogliere quelli sulle zattere, tra i rottami o più sparsi, cercando di impedire loro di allontanarsi. Per facilitare il lavoro, misero in funzione la caccia alle balene e scortarono la benzina. Alle 16:12 trovarono una delle donne. All'incirca nello stesso momento, sulla nave, un ufficiale britannico morì, nonostante gli sforzi del medico. Al calar della notte avevano raccolto [numero di persone] persone e l'operazione continuava, utilizzando proiettori. Quando il sole sorse, erano al centro della tragedia: centinaia di corpi galleggiavano intorno all'Afonso de Albuquerque.
In una sezione, pubblicata negli Anais del Club Militare Navale del 1952, l'allora 1° tenente Gomes Ramos ricorda la resilienza di chi si salvò, citando l'esempio della donna che perse la figlia e che per 30 ore nuotò da sola fino a trovare posto su una zattera. Un posto lasciato vacante da un uomo che, in preda alla disperazione, aveva deciso di morire gettandosi in acqua.
Due giorni dopo l'affondamento, i portoghesi trovarono un uomo, esausto, che dormiva profondamente, aggrappato a un tavolo da gioco. Tra i sopravvissuti c'era un discendente di Luso che si prese il tempo di parlare della nave Gil Eanes. Più triste fu il caso di una donna che era su una zattera e si gettò in acqua, cercando di nuotare verso i portoghesi, ma non fu più vista.
Una situazione che sarebbe sempre stata ricordata tra i portoghesi per aver rappresentato uno dei pochi atti di umanità tra 'nemici'. Un italiano, anziano, aveva più volte cercato di gettarsi in mare per raggiungere l'Afonso de Albuquerque, ma il compagno di zattera, un giovane britannico, glielo aveva sempre impedito e, di fronte alla fatica accumulata, sicuramente gli aveva salvato la vita. Sarebbero stati uno degli ultimi a essere trovati...
Fu uno dei pochi casi in cui si incontrarono alleati e italiani. Nella maggior parte dei casi non si erano mescolati, con la lotta per un posto a cui obbedivano due criteri: prima la legge del più forte e poi quella della bandiera. Prendendo a pugni o pugnalando, i due gruppi avevano ottenuto diritti sul relitto galleggiante. Su gommoni, macerie o balene dominate dagli italiani, non c'erano alleati, e viceversa.
La rivalità continuò anche tra i portoghesi, dove odi e inimicizie continuarono a distillarsi. Fu necessario dividere lo spazio per evitare problemi, fino all'arrivo a Lourenço Marques, il 1° dicembre.
All'affondamento della Nova Scotia persero la vita 212 soldati o civili alleati e 646 prigionieri e internati italiani, ma grazie all'intervento dei portoghesi fu possibile salvare 64 alleati e 130 italiani. Di questi ultimi, molti, senza essere in grado di imbarcarsi su una nave che li avrebbe portati a casa, rimasero nella colonia portoghese di Lourenço Marques, e alcuni si unirono persino a una rete di spionaggio dell'Asse che operava lì."
Carlos Guerriero.
Nota: "Apprezziamo lo scatto delle fotografie a Mário Pereira. Esse appartenevano all'album di suo padre, Diamantino Pereira, fogueiro a bordo del NRP Afonso de Albuquerque durante l'operazione di salvataggio della Nova Scotia.
Il testo che segue è ricavato da:
“O Afonso de Albuquerque salva naufragos do Nova Scotia” 1952.
Articolo di Gomes Ramos, primo tenente dell’Afonso de Albuquerque
Premessa
Il 28 novembre 1942 il Nova Scotia, mercantile britannico adibito a trasporto truppe, veniva silurato nel canale di Mozambico dall’U-177 del com.te Gysae. In quel momento però non trasportava truppe, ma circa 780 prigionieri civili italiani raccolti nel Corno d’Africa, e ovviamente guardie, equipaggio ecc. In totale circa 1050 persone. Quando Gysae si accorse di avere silurato civili suoi alleati, avvertì Berlino, che avvertì Madrid, che allertò Lisbona, che allertò Lourenço Marques, capitale della sua colonia del Mozambico.
Fonti Principali
Articolo pubblicato da Gomes Ramos, primo tenente dell’Afonso de Albuquerque: “O Afonso de Albuquerque salva naufragos do Nova Scotia” 1952. L’articolo è scritto da un protagonista in prima persona e con funzioni di comando.
Altri dati provengono da Allan Jackson, che si occupa da tempo di approfondire la storia di Durban, e da un testo di Ian Uys, sopravvissuto al naufragio.
Questo il testo.
L’ Afonso de Albuquerque, un aviso, come venivano chiamate fin dal XIX secolo le navi portoghesi da guerra destinate ad essere utilizzate per controllo e pattugliamento nelle colonie. Gli avisos coloniali, trovandosi a dover operare spesso isolati, in territori lontani dalla madrepatria, pur somigliando a cacciatorpediniere per tonnellaggio, avevano una maggiore autonomia. Inoltre, essendo destinati ad operare prevalentemente in climi tropicali, avevano particolari condizioni di climatizzazione e possibilità di refrigerare gli alimenti. L’ Afonso de Albuquerque era un aviso di I classe, cioè, era un incrociatore leggero, ben armato, con un dislocamento di 2420 tonnellate e una velocità di 21 nodi. Costruita nel 1934, aveva dato il nome alla sua classe di avisos.
Il 2 ottobre 1942 l’Albuquerque era partito da Lisbona per una crociera di istruzione per guardiamarina. Come previsto, era arrivato in Mozambico il 27 Novembre, senza avere fatto nessuna tappa intermedia. La sosta a Lourenço Marques doveva essere breve, perciò ci si occupò subito dei necessari rifornimenti, in previsione della successiva partenza. La rapidità degli approvvigionamenti si rivelò poi determinante. Mentre le stive si stavano riempiendo, il capitano e buona parte dei marinai e degli ufficiali erano scesi in città. Non immaginavano che entro poche ore sarebbero stati protagonisti di un generoso, drammatico intervento di salvataggio.
Il capitano Josè Augusto Guerreiro De Brito interruppe la sua cena per precipitarsi a bordo quando ricevette quel messaggio.
Alle 2,30 del 29 Novembre, l’Afonso de Albuquerque salpò. De Brito conosceva le correnti e si basava sui dati meteo: sapeva che non avrebbe trovato nessuno alle coordinate che gli avevano indicato, che i naufraghi sarebbero stati spinti dalle onde e dai venti verso sud-ovest. Partendo dal punto dell’affondamento, traccia una rotta parallela alla costa, a una distanza di 8 miglia; inizia a seguire questa linea ideale in lungo andirivieni, procedendo gradualmente verso sud – ovest; conta di trovare scialuppe cariche che si dirigono verso terra, troverà invece soprattutto relitti, piccoli canotti, naufraghi isolati dispersi dalle onde…
La nave di cui si parlava nel messaggio era il piroscafo Nova Scotia, quel mercantile che già compariva nei “ricordi di viaggio” dell’aviso. Si erano conosciuti anni prima, in Canada…
Quel mattino del 29 novembre, un altro messaggio, proveniente dal BdU, il Comando Sommergibili, raggiunge l’U-177; Gysae capisce: non gli stanno dicendo ciò che è ovvio, cioè di non ostacolare i soccorsi che lui stesso ha chiamato. Gli stanno dicendo che i soccorsi sono partiti, e che quindi lui e il suo equipaggio possono ancora sentirsi marinai. Lo comunica rapidamente all’equipaggio: quel che si poteva fare è stato fatto.
Berlino informa che le navi portoghesi sono due: infatti, al salvataggio partecipò anche, o avrebbe dovuto partecipare, come nave appoggio, un altro aviso, il Gonçalves Zarco, che al momento in cui l’Albuquerque salpò era ancorato al medesimo molo: ma a causa delle cattive condizioni del mare fu impossibile per De Brito mantenere i contatti per radio; perciò, dovette ogni tanto affidarsi ai collegamenti telefonici tramite la stazione locale. Lo Zarco non riuscì a raggiungere la zona dove operava l’Albuquerque, tuttavia, a quanto pare, recuperò qualche disperso.
[...]
L’isola di Inhaca chiude a Est la grande baia di Lourenço Marques, ed è un punto di riferimento. A partire da lì, da Inhaca, De Brito decise di fare decisamente rotta a Sud, poi, quando i primi raggi del sole di quel 29 Novembre cominciavano ad illuminare di traverso le onde, cominciò a seguire un suo labirinto geometrico, entro il quale sapeva di non perdersi: ampio andirivieni a serpentina.
La corrente andava a Sud-Ovest, il vento spingeva leggermente da Nord-Est. Josè Augusto Gerreiro De Brito sapeva che dalla sua conoscenza ed esperienza di mare, ma soprattutto da calcoli matematici, dipendeva la vita di centinaia di uomini.
Solo verso mezzogiorno, quando già erano passate circa trenta ore dall’affondamento, l’Afonso de Albuquerque arrivò in zona critica. Ma non si vedeva nulla.
Poi un urlo, chissà chi lo lanciò tra i marinai:” Eccoli!” Erano le 13,12, quando venne avvistato il primo canotto, e dopo pochi minuti una zattera. E poco dopo un’altra a babordo, e poi due relitti verso Sud...
Erano arrivati in zona, ma cominciava per loro la disperazione della scelta: mentre ne recuperavano a Sud, ne avvistavano altri a Nord, follemente aggrappati ai loro pezzi di legno, ai loro relitti…
De Brito doveva scegliere: impossibile, assolutamente impossibile, salvare subito tutti quelli che erano avvistati.
Prima scelta: recuperare quelli che non avevano neanche la possibilità di una tavola o di un relitto minimamente stabile, quelli che il Cielo aveva in qualche modo preservato fino a quel momento, nonostante il freddo, la pazzia, gli squali, le ferite, perché fosse lui, Josè Guerriero De Brito, a decidere per loro.
E quindi le scialuppe portoghesi raccolsero per primi gli ultimi degli ultimi, quando potevano: quelli che la vita aveva aggrappato a un remo, a una scheggia di portellone, a un pezzo di trave.
Poi ci fu la possibilità di recuperare due grandi zattere sovraccariche, su una delle quali una sorprendente bandiera azzurra, straccio chissà come recuperato, aveva fatto da utilissima segnalazione per tenerla d’occhio e poi raggiungerla.
Erano le 13,25, e da quel momento De Brito non ebbe certo più tempo di tenere con regolarità il diario di bordo, che si fa spezzettato, drammatico. Da quel momento, tutti capirono che dovevano starsene sui ponti, a scrutare quell’ ambigua distesa di onde, che non sai mai se vuole farti vedere quel che c’è da vedere. Con lunghi meandri, l’ Afonso de Albuquerque continuava a battere il mare…
Era il pomeriggio del 30 novembre, il Nova Scotia era affondato al mattino presto del 28 novembre: quanto tempo era passato? Circa sessanta ore, sessanta ore di acqua, di squali, di ondate, di sete, di ferite tormentose.
Sull’ Afonso della Albuquerque il medico di bordo non ha requie: gli hanno assegnato, oltre a un infermiere e al farmacista, un fuochista e tre guardiamarina per gestire al meglio l’assistenza sanitaria. Non avranno rimorsi: per trentasei ore sputeranno l’anima, ma molte vite continueranno grazie a loro.
…Però sono passate sessanta ore, e il comandante De Brito sa che deve prendere una decisione, probabilmente la più sofferta decisione della sua vita: il mare è ormai molto forte, le speranze ulteriori di recupero sono meno che scarse, e a bordo c’è troppa gente tra la vita e la morte. Deve fare i conti con la sua professione, oltre che con i suoi ricordi e rimpianti per il futuro: il mare monta sempre più, ci sono tutti i segni di fortunale in arrivo; le possibilità di trovare altri si vanno facendo esigue, ma pur ci sono. Deve scegliere, e in fretta: o dirigersi verso l’ospedale di Lourenço Marques sperando di salvare chi è stato recuperato, abbandonando quindi eventuali altre vittime; o continuare a pattugliare la zona per salvare altre vite, sperando che la sua squadra medica continui i miracoli che finora ha operato. La scelta è sua.
Alle 16,15 del 30 novembre Josè Augusto Guerreiro De Brito comunica l’ordine: ricerca interrotta, si torna in porto coi motori al massimo.
Josè Augusto Guerreiro De Brito: bel nome vibrante. Bel carattere, soprattutto. Il suo primo tenente riferisce di un cacciatorpediniere inglese che si accostò a sinistra, mentre stavano dirigendo in porto, e con formale (ma con notevole arroganza sostanziale), invitò l’Afonso de Albuquerque a fare rotta verso Durban, invito che ovviamente De Brito respinse decisamente, continuando a navigare e sistemando anzi gli uomini ai posti di combattimento, dando così ai guardiamarina del suo corso una bella lezione pratica di Diritto Internazionale Marittimo.
…Alle dieci di mattina del 1 dicembre, il porto di Lourenço Marques era ancora più animato di come De Brito l’aveva lasciato qualche sera prima: …La voce si era già sparsa: ne avevano recuperati 184.
Ne erano morti circa 750.
Portugal e o salvamento de náufragos de guerra
durante a II Guerra Mundial
di Carlos Joaquim Guerreiro
PRESENTAZIONE
Estrapoliamo dal citato documento i paragrafi che riguardano la vicenda del salvataggio dei naufraghi della nave trasporto truppe britannica RMS NOVA SCOTIA affondata dal sommergibile tedesco U-177 il 28 novembre 1942 al largo di Durban (Sud-Africa) nel Canale del Mozambico (Oceano Indiano) in cui perirono centinaia di italiani per merito del soccorso effettuato dall’avviso portoghese Afonso de Albuquerque di stanza a Lourenço Marquez dell’allora Mozambico portoghese.
Per correttezza, a seguire riportiamo quanto descritto nel documento sia l’originale in lingua portoghese che la traduzione in lingua italiana.
Pag. 77
Recolhidos por embarcações portuguesas encontramos tripulantes e passageiros do Nova Scotia, afundado a 28 de novembro; do Cleanthis, desaparecido dois dias depois, e do Amarilys torpedeado a 2 de dezembro. Desta vaga de ataques destaca-se a maior operação de socorro realizada por navios portugueses. O Nova Scotia era um paquete convertido em transporte de tropas, mas quando na manhã de 28 de novembro foi torpedeado transportava, entre o Egito e a África do Sul, mais de setecentos civis italianos oriundos da Eritreia, para além de duas centenas de guardas e soldados Aliados. Quando o comandante alemão Robert Gysae, do U-177, emergiu para recolher informações sobre o navio que acabara de afundar, percebeu que no mar se falava italiano, então um país aliado. Ainda com o caso Laconia fresco o oficial comunicou o caso à BdU, que enviou a mensagem para Lisboa onde os responsáveis pela Legação puseram as autoridades maríJmas portuguesas a par do desastre. Ao início da noite a noticia chegou finalmente ao Afonso de Albuquerque que zarpou de madrugada. Pouco depois das 13 horas o aviso estava sobre a zona do desastre, um cenário que dificilmente seria esquecido. A mancha de destroços estendia-se por milhas e entre madeiras, colchões e todo o Jpo de destroços boiavam centenas de corpos. Um banquete para tubarões de todos os tamanhos. O resgate decorreu de forma ininterrupta ao longo de 27 horas, reJrando-se da água um total de 194 pessoas, sendo que cerca de 130 eram italianos. Mais de 850 morreram. Como corolário inédito da operação existem nos arquivo da Marinha e do MNE notas oficiais de agradecimento tanto das autoridades Aliadas como do Eixo, uma questão que desenvolvemos no capítulo 6.
Recuperati da navi portoghesi, troviamo equipaggio e passeggeri della Nova Scotia, affondata il 28 novembre; della Cleanthis, che scomparve due giorni dopo, e della Amarilys silurata il 2 dicembre. Di questa ondata di attacchi, si distingue la più grande operazione di salvataggio condotta dalle navi portoghesi. La Nova Scotia era un transatlantico convertito in trasporto truppe, ma quando fu silurato la mattina del 28 novembre, trasportava, tra Egitto e Sudafrica, più di settecento civili italiani provenienti dall'Eritrea, oltre a duecento guardie e soldati alleati. Quando il comandante tedesco Robert Gysae dell'U-177 emerse per raccogliere informazioni sulla nave appena affondata, si rese conto che in mare si parlava l'italiano, paese alleato. Ancora con il caso Laconia fresco, l'ufficiale lo riferì al BdU, che inviò il messaggio a Lisbona, dove i responsabili della Legazione informarono le autorità marittime portoghesi del disastro. Nel primo pomeriggio la notizia raggiunse finalmente l’Afonso de Albuquerque, che salpò all'alba. Poco dopo le 13 era sulla zona del disastro, uno scenario che difficilmente sarebbe stato dimenticato. La macchia di detriti si estendeva per chilometri, e tra legni, materassi e tutti i detriti galleggiavano centinaia di corpi. Un banchetto per squali di tutte le dimensioni. Il salvataggio si svolse ininterrottamente per 27 ore, con un totale di 194 persone salvate dall'acqua, di cui circa 130 italiani. Più di 850 morirono. Come conseguenza senza precedenti dell'operazione, ci sono note ufficiali di ringraziamento sia da parte delle autorità alleate che dell'Asse negli archivi della Marina e del Ministero degli Affari Esteri come vedremo più avanti.
Pag. 103-104
Quando em novembro de 1942 o aviso Afonso de Albuquerque recolheu sobreviventes do Nova Scotia, ao largo de Moçambique, a equipa médica e outros voluntários encetaram uma jornada que se prolongou por 48 horas, conseguindo “verdadeiras ressurreições” enquanto tratavam 185 pessoas com as mais variadas mazelas. Apesar dos esforços registaram-se dois mortos que foram sepultados no mar a 30 de novembro.
Quando nel novembre 1942 l'avviso Afonso de Albuquerque raccolse i sopravvissuti della Nova Scotia, al largo del Mozambico, il team medico e altri volontari iniziarono una giornata durata 48 ore, ottenendo "vere resurrezioni" mentre curavano 185 persone con le più varie patologie. Nonostante gli sforzi, furono registrati due decessi sepolti in mare il 30 novembre.
Pag. 106
Estas operações podiam, no entanto, acarretar dispêndios inusitados como explicou ao Estado Maior Naval o comandante do Afonso de Albuquerque após a experiência com o Nova Scotia que deixou membros da guarnição com fardas inutilizadas devido à naqa que envolvia a maioria dos náufragos: “Quando os oficiais, guarda-marinhas, sargentos e praças deram começo ao salvamento, fizeram-no com um único objectivo - cumprindo as ordens do Comando, salvar o maior número de pessoas possível. Não pensaram em si, nem nos prejuízos que lhes pudessem advir. Mas a verdade é que esses prejuízos se deram, e eles afectarão mais ou menos profundamente os orçamentos particulares de cada um, em regra já bastante combalidos”
Queste operazioni potevano però comportare spese insolite, come spiegato allo Stato Maggiore Navale dal comandante dell'Afonso de Albuquerque dopo l'esperienza con la Nova Scotia che lasciò i membri della guarnigione con uniformi non adattate a causa della nafta che coinvolgeva la maggior parte dei naufraghi: "Quando ufficiali, guardiamarina, sergenti e soldati semplici iniziarono il salvataggio, lo fecero con un unico obiettivo: obbedire agli ordini del Comando, salvare quante più persone possibile. Non pensavano a sé stessi, né ai danni che potevano subire loro. Ma la verità è che queste perdite si sono verificate, e influenzeranno più o meno profondamente i bilanci di ciascuno, di norma già piuttosto indeboliti"
Pag. 110 - 111
Papel importante na gestão das várias crises que foram surgindo no território parecem ter tido também as forças armadas. Não só a marinha nas operações de busca e salvamento, mas também o exército que facultou nos quartéis espaço para alojamento, alimentação, vestuário, produtos de higiene pessoal, etc… No historial do Comando Militar de Moçambique encontram-se dezenas de facturas e pedidos de pagamento aos representantes locais dos beligerantes, mas também notas de agradecimento que dão conta da dimensão da tarefa. No caso do Nova Scotia foi o exército que forneceu meios e homens para o transporte de “feridos e estropiados” ao Hospital Miguel Bombarda e para unidades militares onde foram alojados e alimentados.
Un ruolo importante nella gestione delle varie crisi sorte nel territorio sembra essere stato svolto anche dalle forze armate. Non solo la marina nelle operazioni di ricerca e soccorso, ma anche l'esercito che forniva spazio nelle caserme per alloggi, cibo, abbigliamento, prodotti per l'igiene personale, ecc... Nella storia del Comando Militare mozambicano ci sono decine di fatture e richieste di pagamento ai rappresentanti locali dei belligeranti, ma anche note di ringraziamento che spiegano la portata del compito. Nel caso di Nova Scotia, fu l'esercito a fornire mezzi e uomini per il trasporto dei "feriti e storpi" all'Ospedale Miguel Bombarda e alle unità militari dove venivano ospitati e nutriti.
No apoio às autoridades britânicas, especialmente em Lourenço Marques, encontramos uma forte comunidade britânica que recebia os náufragos em suas casas, cozinhava para eles, reunia dinheiro para lhes fornecer roupa e produtos de higiene, e no casso do Nova Scotia também encontrou forma dos soldados sul-africanos escaparem da cidade quando correu o boato de que os portugueses pretendiam interná-los até ao fim da guerra. A forma como a fuga foi organizada e levada a cabo é explicada no diário deixado por Charles Francis Spence, residente em Lourenço Marques, que descreve também festas em honra dos sobreviventes ou para onde estes eram convidados. O voluntarismo das famílias britânicas convergia para uma organização de caridade - a British War Charities Fund - financiada localmente e recurso prioritário quando eram necessários fundos para suportar as estadias dos náufragos na cidade. Era também através desta estrutura que se apoiavam os feridos ou doentes no Hospital Miguel Bombarda e se pressionavam os médicos para os colocar nas melhores alas.
In appoggio alle autorità britanniche, specialmente a Lourenço Marques, trovammo una forte comunità britannica che accoglieva i naufraghi nelle loro case, cucinava per loro, raccoglieva denaro per fornire loro vestiti e prodotti igienici, e nel caso del Nova Scotia trovava anche un modo per far fuggire i soldati sudafricani dalla città quando si diffuse la voce che i portoghesi intendessero internarli fino alla fine della guerra. Il modo in cui la fuga fu organizzata ed eseguita è spiegato nel diario lasciato da Charles Francis Spence, residente di Lourenço Marques, che descrive anche feste in onore dei sopravvissuti o dei luoghi in cui furono invitati. Il volontariato delle famiglie britanniche si è concentrato su un'organizzazione benefica - il British War Charities Fund - finanziata localmente e una risorsa prioritaria quando erano necessari fondi per sostenere i soggiorni dei naufraghi in città. Fu anche attraverso questa struttura che i feriti o i malati venivano supportati all'Ospedale Miguel Bombarda e si faceva pressione sui medici affinché li collocassero nei migliori reparti.
Pag. 115
Com o mar controlado pelos Aliados a sua saída foi bloqueada durante o período da guerra e só após o seu final o repatriamento foi possível. Falamos essencialmente de italianos sobreviventes do Nova Scotia em Moçambique desde finais de 1942. Em junho de 1945 um abaixo assinado em representação dos mais de cem transalpinos foi enviado ao Governador Geral da colónia exigindo a concessão de facilidades para saírem, um tema que foi discutido com os Aliados que terão autorizado a viagem. Alguns marinheiros de navios italianos surtos nos portos portugueses de Moçambique e Cabo Verde desde 1940 - quando Mussolini lançou o país na guerra ao lado do Eixo -, tinham sido repatriados após a rendição do ditador em 1943. Apenas os considerados não-fascistas foram abrangidos por esta autorização que partu dos Aliados, mas nenhum dos náufragos do Nova Scotia foi contemplado.
Con il mare controllato dagli Alleati, la loro uscita fu bloccata durante il periodo della guerra e solo dopo la sua fine fu possibile il rimpatrio. Stiamo essenzialmente parlando dei sopravvissuti italiani della Nova Scotia in Mozambico dalla fine del 1942. Nel giugno 1945, una petizione che rappresentava più di cento persone transalpine fu inviata al Governatore Generale della colonia chiedendo la concessione di strutture per la partenza, un argomento discusso con gli Alleati che autorizzarono il viaggio. Alcuni marinai sulle navi italiane che si trovavano nei porti portoghesi del Mozambico e di Capo Verde dal 1940 - quando Mussolini lanciò il Paese nella guerra dalla parte dell'Asse - furono rimpatriati dopo la resa del dittatore nel 1943. Solo coloro che erano considerati non fascisti erano coperti da questa autorizzazione da parte degli Alleati, ma nessuno dei naufraghi della Nova Scotia fu preso in considerazione.
Pag. 121
Nos arquivos portugueses também não faltam notas oficiais enviadas por autoridades diplomáJcas oriundas dos mais diversos países e de ambos os blocos, ou pelas empresas proprietárias dos navios em causa.
Negli archivi portoghesi non mancano le note ufficiali di ringraziamento inviate dalle autorità diplomatiche dai paesi più diversi e da entrambi i blocchi, o dalle società proprietarie delle navi in questione.
Neste capítulo o caso do Nova Scotia destaca-se dos restantes porque reune agradecimentos alemães, italianos, ingleses, sul-africanos e Argentinos. Os germânicos exprimiram não só “o seu reconhecimento especial aos esforçados marujos por este acto de salvamento”, como acrescentaram um cheque com a verba de 20 mil escudos “com o pedido que a mesma seja desJnada (…) para fins beneficentes da Marinha de Guerra Portuguesa”. O Major General da Armada, almirante Botelho de Sousa, atribuiu o dinheiro “à insJtuição benemerente Hospital CorporaJvo e Legionário, que tem a seu cargo hospitalizar e tratar marinheiros da marinha mercante, legionários e pescadores, assim como famílias de marinheiros da marinha de guerra”.
In questo capitolo il caso di Nova Scotia si distingue dagli altri perché raccoglie ringraziamenti tedeschi, italiani, britannici, sudafricani e argentini. I tedeschi espressero non solo "la loro speciale gratitudine ai marinai laboriosi per questo atto di salvataggio", ma aggiunsero anche un assegno per la somma di 20 mila scudi "con la richiesta che venisse scartato (...) per scopi beneficenti della Marina portoghese". Il Maggiore Generale della Marina, Ammiraglio Botelho de Sousa, attribuì il denaro "all'istituzione benefica Hospital Corporajvo e Legionário, incaricata di ricoverare e curare marinai della marina mercantile, legionari e pescatori, nonché famiglie dei marinai della marina".
Pag. 123 - 124
“Seria interessante conhecer-se aqui número de náufragos de guerra teem sido salvos por embarcações portuguesas e aqueles que teem arribado as nossas Ilhas Adjacentes com alguns detalhes nomeadamente sobre respectivas nacionalidades e outros. Julgo Ministério da Marinha poderá fornecer estes elementos (…).”
"Sarebbe interessante sapere il numero di naufraghi salvati da navi portoghesi e coloro che sono sbarcati sulle nostre isole adiacenti, con alcuni dettagli, in particolare sulle rispettive nazionalità e altre. Penso che il Ministero della Marina potrà fornire questi elementi (...)."
No mesmo dossier encontramos uma “Relação dos salvamentos de náufragos efectuados por navios de guerra e mercantes nacionais”, curiosamente com data de 31 de janeiro de 1943, anterior ao pedido do diplomata. Não foi possível perceber se este ou outro inventário semelhante foram enviados ou qual o objetivo do pedido, mas depreende-se que seria para apoiar algum tipo de operação de propaganda ou promoção diplomática do estado português nos EUA. Não há também conhecimento se no pós guerra estas intervenções - e tendo em conta a dimensão reveladativeram algum tipo de impacto ou efeito nos contactos político-diplomáticos entre estados.
Nello stesso dossier troviamo un "Elenco dei salvataggi di naufragi effettuati da navi da guerra e mercantili nazionali", curiosamente datato 31 gennaio 1943, prima della richiesta del diplomatico. Non era possibile capire se questo o un altro inventario simile fosse stato inviato o quale fosse lo scopo della richiesta, ma sembra che fosse per supportare qualche JPO di operazioni di propaganda o promozione diplomatica dello stato portoghese negli USA. Non si sa nemmeno se nel periodo post-bellico questi interventi - e tenendo conto della dimensione rivelata - abbiano avuto alcun impatto o effetto sui contatti politico-diplomatici tra stati.
No entanto, para os que foram salvos pelos portugueses a memória dos acontecimentos não se apagou como revelam dois episódios que foi possível de descobrir.
Em janeiro de 1952 o 2º Tenente Abel de Campos da Costa Oliveira e a família instalaram-se no Hotel Girassol, em Lourenço Marques, esperando transporte para a Índia portuguesa onde ia cumprir uma comissão. No restaurante da unidade hoteleira foi abordado pelo chefe de mesa que falava português com um sotaque estrangeirado e o conduziu a um lugar. Quando o oficial português o quesJonou sobre a sua nacionalidade o homem respondeu que era italiano o que imediatamente levou a nova pergunta:
- Nova Scotia?
Tuttavia, per coloro che furono salvati dai portoghesi, la memoria degli eventi non fu cancellata, come rivelano episodi possibili da scoprire. Nel gennaio 1952, il sottotenente Abel de Campos da Costa Oliveira e la sua famiglia si stabilirono all'Hotel Girassol, a Lourenço Marques, in attesa del trasporto verso l'India portoghese dove avrebbe svolto una commissione. Al ristorante dell'hotel, fu avvicinato dal capo cameriere, che parlava portoghese con accento straniero, e lo condusse in un posto. Quando l'ufficiale portoghese gli chiese della sua nazionalità, l'uomo rispose di essere italiano, il che portò subito a una nuova domanda:
- Nova Scotia?
A resposta positiva fez Costa Oliveira, um dos guarda-marinhas do Afonso de Albuquerque que tomara parte no salvamento dos náufragos daquele navio, recuar uma década nas suas memórias. Quando explicou ao italiano que esJvera a bordo do aviso português, o italiano abraçou-o de imediato e virando-se para os restantes empregados disse-lhes que até à partida apenas ele serviria aquela família. Assim aconteceu de facto sendo diariamente “servido como um príncipe” até à partida para a Índia.
La risposta positiva fece tornare indietro di un decennio Costa Oliveira, uno dei guardiamarina dell'Afonso de Albuquerque che aveva partecipato al salvataggio dei naufraghi su quella nave. Quando spiegò all'italiano di essere stato a bordo dell'avviso portoghese, l'italiano lo abbracciò immediatamente e, rivolgendosi agli altri dipendenti, disse loro che fino alla sua partenza solo lui avrebbe servito quella famiglia. Questo è ciò che accadde, infatti, essendo quotidianamente "servito come principe" fino al giorno della partenza per l’India.
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28 novembre 1942
Nova Scotia (GB) – Trasporto truppe
Affondata da U-177 - sottomarino tedesco
858 morti e 198 salvati da nave portoghese
194 naufraghi raccolti dall’avviso portoghese NRP Afonso de Albuquerque tra il 29 novembre e il 1 dicembre 1942. Due morirono a bordo.
Às treze horas e doze minutos do dia 29 de Novembro de 1942, os tripulantes do Afonso de Albuquerque viram o primeiro sinal do naufrágio quando avistaram um colchão a boiar. Treze minutos depois detetaram as primeiras jangadas com sobreviventes e 27 horas depois concluíram a maior operação de resgate realizada por navios portugueses em qualquer dos oceanos, salvando um total de 194 pessoas.
Alle tredici ore e dodici minuti del 29 novembre 1942, l'equipaggio dell'Afonso de Albuquerque vide il primo segno del naufragio quando avvistarono un materasso galleggiante. Tredici minuti dopo individuarono le prime zattere con sopravvissuti e 27 ore dopo completarono la più grande operazione di salvataggio condotta da navi portoghesi in qualsiasi oceano, salvando in totale 194 persone.
Todos as pessoas salvas pertenciam ao paquete britânico Nova Sco/a, transformado em transporte de tropas, e afundado na manhã de 28, pelo submarino alemão U-177, que disparou três torpedos certeiros pouco depois das sete da manhã. Em menos de dez minutos afundou-se deixando náufragos 1052 pessoas, destes 766 eram prisioneiros e internados italianos, entre os quais estavam três mulheres, uma com uma filha de 11 anos. Os restantes eram militares ou guardas prisionais ingleses e sul-africanos.
Tutte le persone salvate appartenevano al transatlantico britannico Nova Scotia, trasformato in trasporto truppe e affondato la mattina del 28 dal sottomarino tedesco U-177, che lanciò tre siluri ben mirati poco dopo le sette del mattino. In meno di dieci minuti affondò lasciando 1052 naufragi, di cui 766 prigionieri e internati italiani, tra cui tre donne, una con una figlia di 11 anni. Gli altri erano guardie militari o carcerarie britanniche e sudafricane.
O navio descera do Suez, passara por Moçambique e, próximo da costa de Natal, foi atacado. Dos que iam a bordo muitos perderam a vida de imediato e outros nas horas e dias seguintes. A criança de onze anos foi uma das primeiras a afogar-se logo após o ataque quando o colete que vestia se soltou ao cair na água.
La nave era salpata da Suez, aveva attraversato il Mozambico e, vicino alla costa del Natal, fu attaccata. Tra coloro che erano a bordo, molti persero la vita immediatamente e altri nelle ore e nei giorni successivi. La bambina di undici anni è stata una dei primi ad annegare poco dopo l'attacco, quando il giubbotto si è staccato cadendo in acqua.
Quando o comandante do U-boat, Robert Gysae, interrogou os náufragos percebeu que a maioria eram civis italianos. Como o ataque aconteceu após o caso Laconia - quando submarinos em missão de salvamento foram atacados por aviões Aliados - já vigorava a ordem para não realizar resgates. Assim o alemão avisou Berlim por rádio, que informou a Legação do Reich em Lisboa e esta, por sua vez, contactou as autoridades portugueses.
Quando il comandante del sommergibile, Robert Gysae, interrogò i naufraghi, si rese conto che la maggior parte erano civili italiani. Poiché l'attacco avvenne dopo il caso Laconia - quando i sottomarini in missione di soccorso furono attaccati da aerei alleati - l'ordine di non effettuare soccorsi era già in vigore. Così i tedeschi avvertirono Berlino via radio, che informò la Legazione del Reich a Lisbona e quest'ultima, a sua volta, contattò le autorità portoghesi.
Só ao início da noite de 28, 14 horas após o ataque, a mensagem completou o percurso até Lourenço Marques onde se encontravam os avisos Afonso de Albuquerque e Gonçalves Zarco, ultimando preparativos para regressar a Lisboa. O primeiro aprontou-se e zarpou de madrugada. O comandante do Gonçalves Zarco também quis seguir, mas recebeu ordens para não o fazer. Só seria chamado caso fosse necessário.
Solo nella prima serata del 28, 14 ore dopo l'attacco, il messaggio giunse a Lourenço Marques dove si trovavano gli avisos Afonso de Albuquerque e Gonçalves Zarco, in preparazione al ritorno a Lisbona. Il primo si preparò e salpò all'alba. Anche il comandante del Gonçalves Zarco voleva seguirlo, ma gli fu ordinato di non farlo. Sarebbe stato chiamato solo se necessario.
Eram duas e meia da manhã quando o navio rumou a sul e pelo meio dia, após navegarem 160 milhas, chegaram às coordenadas avançadas pelo submarino, mas nada encontraram. Só passada uma hora, ainda mais para sul, encontraram provas do desastre que atingira o Nova Scotia. Os destroços encontravam-se dispersos. Viam-se jangadas isoladas e pelo menos uma baleeira com uma bandeira azul com sobreviventes. Havia também gente agarrada a todo o tipo de escombros flutuantes.
Erano le due e mezza del mattino quando la nave si diresse verso sud e a mezzogiorno, dopo aver navigato per 160 miglia, arrivarono alle coordinate trasmesse dal sottomarino, ma non trovarono nulla. Solo dopo un'ora, ancora più a sud, trovarono prove del disastro che aveva colpito la Nova Scotia. I rottami erano sparsi. C'erano zattere isolate e almeno una scialuppa con bandiera blu con i sopravvissuti. C'erano anche persone aggrappate all'intero CPO di macerie fluttuanti.
O comandante decidiu deixar a baleeira - que parecia mais segura - para o fim e começou a recolha dos que estavam sobre jangadas, destroços ou mais dispersos tentando evitar que se afastassem ainda mais. Para facilitar o trabalho arriaram baleeiras e o escaler a gasolina. Às 16 horas encontraram uma das mulheres. Mais ou menos à mesma hora, no navio, morria um oficial britânico, apesar dos esforços do médico. Ao cair da noite acolhido 122 pessoas e a operação continuou com recurso a projetores. Quando raiou o sol encontravam-se no centro da tragédia vendo-se centenas de corpos a boiar em redor do Afonso de Albuquerque.
Il comandante decise di soccorrere la scialuppa di salvataggio - che sembrava più sicura - per ultima e iniziò a raccogliere quelle su zattere, relitti o altri dispersi, cercando di impedirne l’allontanamento. Per facilitare il lavoro, calarono le scialuppe di salvataggio e la scialuppa a motore. Alle 16 hanno trovato una delle donne. All'incirca negli stessi momenti, sulla nave, un ufficiale britannico morì, nonostante gli sforzi del medico. Al calar della notte furono salvate 122 persone e l'operazione continuò con i proiettori. Quando il sole sorse, si trovarono al centro della tragedia, vedendo centinaia di corpi fluttuare intorno all'Afonso de Albuquerque.
Numa separata, publicada nos Anais do Club Militar Naval de 1952, o então 1º tenente Gomes Ramos, recorda a resiliência dos que foram salvos com o exemplo da mulher que perdeu a filha e que durante 30 horas nadou sozinha até encontrar lugar numa jangada. Uma vaga deixada por um homem que, em desespero, decidira morrer saltando para a água.
In una stampa, pubblicata negli Anais do Club Militar Naval del 1952, l'allora tenente Gomes Ramos ricorda la resistenza di coloro che furono salvati con l'esempio della donna che perse la figlia e che nuotò da sola per 30 ore finché non trovò posto su una zattera. Un posto lasciato da un uomo che, disperato, aveva deciso di morire gettandosi in acqua.
Dois dias depois do naufrágio os portugueses encontraram um homem, esgotado, que dormia profundamente, agarrado a uma mesa de jogo. Entre os sobreviventes estava um luso-descendente que levou o tempo a falar do navio Gil Eanes. Mais triste foi o caso de uma mulher que estava numa jangada e se atirou à água, tentando nadar até ao navio português e não voltou a ser vista.
Due giorni dopo il naufragio, i portoghesi trovarono un uomo, esausto, che dormiva profondamente, aggrappato a un tavolo da gioco. Tra i sopravvissuti vi era un uomo di origine portoghese che si prese il tempo di parlare della nave Gil Eanes. Più triste fu il caso di una donna che era su una zattera e si lanciò in acqua, cercando di nuotare verso la nave portoghese e non fu più vista.
Uma situação seria sempre recordada entre os portugueses por se ter tratado de um dos poucos actos de humanidade entre “inimigos”. Um italiano, idoso, quis repetidamente atirar-se ao mar para chegar ao Afonso de Albuquerque, mas o companheiro de jangada, um jovem britânico, impediu-o sempre e face ao cansaço acumulado, salvou-lhe certamente a vida. Seriam dos últimos a ser encontrados…
Una situazione sarebbe sempre stata ricordata tra i portoghesi perché fu uno dei pochi atti di umanità tra "nemici". Un anziano italiano voleva ripetutamente buttarsi in mare per raggiungere l'Afonso de Albuquerque, ma il suo compagno di zattera, un giovane britannico, glielo impedì risolutamente e, vista la stanchezza accumulata, gli salvò certamente la vita. Sarebbero stati tra gli ultimi a essere trovati...
Foi um dos poucos casos em que encontraram juntos Aliados e italianos. Na maioria dos casos não se tinham misturado, com a luta por um lugar a obedecer a dois critérios: Primeiro a lei do mais forte e depois a da bandeira. Ao murro ou à facada os dois grupos tinham conquistado direitos sobre os destroços flutuantes. Em jangada, escombro ou baleeira dominada por italianos não havia Aliados e vice-versa.
Fu uno dei pochi casi in cui si trovarono insieme Alleati e italiani. Nella maggior parte dei casi non erano mischiati, e la lotta per un posto rispettava due criteri: prima la legge del più forte e poi quella della bandiera. Colpendo o pugnalando, i due gruppi ottennero il diritto di stare sui relitti galleggianti. Su zattere, rottami o scialuppe in cui vi erano italiani non c'erano Alleati e viceversa.
A rivalidade prosseguiu no navio português onde se continuaram a destilar ódios e inimizades. Foi necessário dividir o espaço para evitar problemas até aportarem a Lourenço Marques, no dia 1 de Dezembro.
La rivalità continuò sulla nave portoghese, dove continuarono odio e inimicizia. Fu necessario dividere lo spazio tra loro per evitare problemi fino all'attracco a Lourenço Marques, il 1° dicembre.
No afundamento do Nova Scotia perderam-se 212 militares ou civis Aliados e 646 prisioneiros e internados italianos, mas graças à intervenção do português foi possível salvar 64 Aliados e 130 italianos. Os transalpinos sem puderem apanhar um navio que os levasse a casa para abandonar a colónia portuguesa, ficaram por Lourenço Marques até ao final da guerra e alguns ter-se-ão juntado a uma rede de espionagem do Eixo que ali funcionou.
Durante l'affondamento della Nova Scotia, 212 soldati o civili alleati e 646 prigionieri e internati italiani persero la vita, ma grazie all'intervento portoghese fu possibile salvare 64 alleati e 130 italiani. I transalpini, non potendo trovare una nave che li riportasse a casa per lasciare la colonia portoghese, rimasero a Lourenço Marques fino alla fine della guerra e alcuni si unirono a una rete di spionaggio dell'Asse che lì operava.
Fontes e Bibliografia:
- TNA: Admiralty; ADM 199/2130, Survivor Reports, Report of an interview with the Senior 2nd Officer of Nova Scotia - Mr. N. Robertson, 17 de outubro de 1942, pp. 25-27.
- TNA: Admiralty; ADM 199/83, British and Allied merchant ships sunk or damaged by enemy action reports 1942, 03 de dezembro de 1942.
- TNA: Admiralty; ADM 199/2493, Allied vessels sunk by enemy submarines in Mozambique Channel, Despatch British Consulate-General Lourenço Marques, 26 de Janeiro de 1943, p. 136.
- NML-MMM-MAL: Spence Family; DX/2592, Diary account of the Spence family assisting Allied merchant seafarers in Lourenço Marques, Mozambique, during the Second World War, with photographs, correspondence and news cuttings 1939 - 1980, p. 11.
- BCM-AH: Aviso de 1ª classe Afonso de Albuquerque; Núcleo 150, NO 114, Relatório do Salvamento de náufragos do Nova Scotia - 29 e 30 de novembro de 1942.
- Gomes Ramos (1º tenente), O Afonso de Albuquerque salva náufragos do Nova Scotia, separata dos Anais do Clube Militar Naval, 1952.
- Alan J. Tennent, British and Commonwealth merchant ship Losses to Axis submarines 1939-1945, Gloucestershire, Sutton Publishing, 2001, p. 137.
- Ian M. Malcolm, Shipping Company Losses of the Second World War, Gloucestershire, The History Press, 2013, p. 119.
- Lawrence Paterson, Hitlers Grey Wolfes - U-boats in the Indian Ocean, London, Greenhill Books, 2004, pp. 46-47.
- Uboat.net: Ships hit by U-boats – Nova Scotia.
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