MESSAGGI RICEVUTI DAI LETTORI

Pubblicazione di alcuni messaggi pervenuti in redazione.


25/04/2017

Grazie per la preziosa fonte di notizie e per avere ricordato mio nonno: Timo Alfredo Luigi.

Posso dirvi quello che mia nonna e mio padre mi hanno sempre raccontato. Erano residenti a Macalle' sulla direttrice Massaua (porto principale delle colonie aoi) ed Adis Abba. Macalle' è una città posta in sommita' di un'altopiano ed all'arrivo di un'interminabile serie di tornanti, quindi tappa forzata per la manutenzione. Qui' mio nonno aveva un'officina meccanica di riparazione camion (prevalentemente). Allo scoppio della guerra mio nonno accompagno' sua moglie (mia nonna) ed i suoi due figli (mio padre e mia zia) al porto di Massaua per imbarcarli per l'Italia è quindi ritorno' indietro per chiudere l'attività e mettere in sicurezza le attrezzature. La rapida avanzata delle truppe inglesi catturo' molti italiani in attesa di imbarco, compresi  mia nonna ed i suoi figli, i quali furono internati per mesi in un campo di concentramento provvisorio in attesa di essere rimpatriati dalla Croce Rossa (mia nonna ed i sui figli con la motonave Vulcania).

Mio nonno fu catturato mentre ritornava a  Macalle' ed imbarcato rapidamente sulla nave Nova Scotia. Ecco perché sul foglio di imbarco di mia nonna compare in basso i dati di mio nonno imbarcato sulla nave Nova Scotia e considerato disperso ..... Per tutto il resto della storia di famiglia, sebbene ci si possa scrivere molto, fuorvia il soggetto principale: la storia della Nova Scotia.

Vi allego tre foto di mio nonno; Timo Alfredo Luigi ed il foglio di imbarco di mia nonna.

Vi invio i miei migliori saluti.

Grazie

Timo Maurizio


13/12/2016

sono il nipote di Antonio Cascavilla di Andria. Vi ringrazio per la
creazione di questa pagina alla memoria dei caduti della Nuova Scotia
 
Cordiali saluti,

 

Michele Antonio Damato 

16/11/2016

IL Dottor CARRIDI, mi disse mia Madre che quando Lei mi ha dato alla luce il Dott. Carridi fu il medico che la assistì!! Pianse Molto, quando venne a conoscenza della tragedia !

ANTONIO CANE FASSETA


13/11/2016

Buongiorno, sono la nipote di longhitano cirino,anche lui morto in questa tragedia dimenticata.grazie a voi ho saputo la verità,il giorno della sua morte, grazie di cuore x la vostra ricerca 


20/10/2016

Buongiorno,

Vorrei inviare la foto di mio nonno che ha lasciato 5 figli e d ha 13 nipoti sparsi in tutto il mondo che tutti si sono commossi alla lettura di queste notizie dettagliate su quello che era solo un racconto tramandato e anche molto confuso. 2 figli sono ancora in vita e  mi piacerebbe vedere la foto del nonno (l'unica che abbiamo) pubblicata vicino alle altre due.

Si chiamava Pasquale Fiore, Grotteria, Reggio Calabria (RC) - vittima 252

Cari saluti,

Rosanna

Pasquale Fiore
Pasquale Fiore

23/09/2016

Vorrei sapere se qualcuno ha notizie o conosceva una delle vittime, Vito
Manca, mio nonno. Era un marittimo. Trapanese. C'erano altri trapanesi a
bordo. Di lui sappiamo soltanto che è stato inserito nella lista delle
vittime italiane ma null'altro. Grazie per tutte le informazioni che
potrete darmi. Ancora grazie.
 
Cordiali saluti,

 

vito manca

25/08/2016

il fratello di mio nonno, Giulio Ruggeri, perì nella tragedia

Enrico Annibale Ruggeri


13/08/2016

Complimenti per la ricerca dei fatti storici

Francesco Oppedisano


21/04/2016

Mio nonno materno morì in quella tragedia. Si chiamava Antonio Cascavilla.
Chi lo ha conosciuro?
Mia madre non ha conosciuto mai suo padre perchè nacque ad Asmara. Lui era
stato arrestato dagli inglesi qualche giorno prima della sua nascita.
 
Cordiali saluti,

 

Michele Antonio Damato 

07/04/2016

Salve! Mi chiamo ORTENZIO Claudio e sono il pronipote di ORTENZIO Francesco, in elenco la vittima nr. 442... Vi ringrazio a nome di tutta la famiglia per la memoria e vi chiedo cortesemente di correggere il nome.. Saluti 


15/03/2016

Dear All,

Sorry for writing in english. I am the grandson of Dr. António Luiz de Souza Sobrinho, the Lourenço Marques (capital of Mozambique)Port Health Officer at the time of the Nova Scotia "affondamento". Besides the salvage and assistance at sea by the crew of NRP Afonso de Albuquerque (Captain Guerreiro de Brito), on shore assistance was provided by the Port Health Officer (My grandfather) and the staff of Miguel Bombarda Hospital. One of the survivors was Vitale Moffa. I knew him as I used to pass at his office in downtown Lourenço Marques as he was designing our house at the beach of Bilene. At that place (Bilene), there is a wonderful lagoon where Vitale Moffa had a small boat imported from Italy. He liked to fish and one day I went sailing with him. He was a fat man and could not swim! Amazing as he was one of the survivors of the Nova Scotia! Later at the European Parliament I have met an interpreter, Claudia Campini. Her father was the italian consul in Lourenço Marques. Claudia lived during her youth in Mozambiique. Coincidences...

Last week I was at the National Library. I could find some news about the Nova Scotia sinking by a german U-Boot. I can provide this doccument. For that you may write me an email to: ajpssobrinho@gmail.com

Best regards

António


25/02/2016

Salve, anche se il sito esiste da un po di tempo, l'ho scoperto... solo
recentemente, complimenti per il gran lavoro di ricerca  eseguito. Sono un
grande appassionato della storia Italiana di quel periodo, vorrei porvi una
domanda, nell'elenco delle vittime sono indicate come militari, poco più di
trenta nominativi, esiste la possibilità di sapere quali fossero i militari
e quali i civili ... ? Probabilmente chiedo troppo, ma ho voluto lo stesso
porvi la domanda... spero in un vostro cortese segno di riscontro. Colgo
l'occasione per porgere distinti saluti
 
Cordiali saluti,

 

Francesco De Costanzo

11/02/2016

Caro Signor Zampieri,
sono la figlia della Signora Luci. Grazie a lei per il riscontro e complimenti per il lavoro svolto.
Per mia madre avere notizie della tragedia, scoprire che sono stati scritti due libri e che c'è un monumento dedicato alle vittime è stato sicuramente di conforto.
Un caro saluto
Giordana  

06/02/2016 (data ns. risposta)

Sono Luciana Luci, figlia di Armando, disperso nella tragedia del Nova Scotia

06/02/2016 (data ns. risposta)

sono la nipote di Gaetano Colucci, una delle vittime del Nova Scotia, complimenti per l'iniziativa

Patrizia Renna


18/01/2016

sono la nipote di Gaetano Colucci, una delle vittime del Nova Scotia, complimenti per l'iniziativa

Patrizia Renna


30/12/2015

Il nome del nonno e' anche il mio : Giovanni Tiozzo.

Finalmente Ti ho trovato, Tu che eri partito dal comune di San Martino di Venezze (RO) nel '39.

Caro nonno, adesso mi sento vicino come non mai. Ti ho conosciuto da mio padre e da qualche foto sbiadita in bianco e nero.

All'anagrafica del comune , mi hanno mostrato il registro che indicava la cancellazione, per espatrio a Dessie (Etiopia).

Pensa che nel 2009 sono venuto in Etiopia, pensavo di trovare traccia di te, solo l'idea che tu eri stato li mi faceva sentir bene. 

Adesso conosco, adesso ho visto il tuo nome su quella lapide, adesso provo una gran pace e serenitá, perché finalmente so dove sei. Un abbraccio nonno Tuo Giovanni


27/12/2015

Sono alla ricerca di notizie del nonno (con mio stesso nome) scomparso
il 28 nov 1942.
E' stata una grande emozione scoprire i fatti della Nova Scotia.
Sapevo di una nave colpita, non conoscevo i dettagli e vedere il nome
e cognome del nonno su una lapide e' stato una grande emozione. Ho
conosciuto il nonno con i ricordi di mio padre che ogni tanto mi
raccontava e con le foto in bianco e nero. Nell'anagrafica del mio
paese ho scoperto che era stato cancellato nel 1939 per espatrio a
Dessie. Poi non ho saputo piú nulla...fino ad oggi, dove per caso mi
sono imbattuto sul Vs sito. Il nonno aveva 9 figli e mia nonna dal '39
fino al '69 , quando e' morta , e' rimasta sempre sola ad accudire la
famiglia. Ho una zia nata nel 1920, quando gli ho fatto vedere le foto
con inciso il nome del nonno (suo papá) ha pianto...non conosceva
neanche lei questi particolari. Grazie di cuore del lavoro che avete
fatto.

 

A presto Giovanni Tiozzo

03/11/2015

Buongiorno,
sono molto contento di aver trovato questo blog. Sono in cerca di notizie
di mio nonno, mio omonimo, morto sul Nova Scotia. Mi piacerebbe sapere se i
suoi resti sono stati trovati e se è sepolto da qualche parte. C'è un
cimitero o un sacrario ? Se esiste, dov'è esattamente ? Mi piacerebbe
visitarlo.
Vedo che nella lista dei caduti, inserite mio nonno con il cognome tra
parentesi FULGARO. Il cognome corretto è FULFARO come indicate.
 Cordiali saluti,

 

Enrico Fulfaro

22/10/2015

 En primer lugar, pido disculpas ya que no se escribir en idioma italiano. Quiero agradecer profundamente a quienes con tanto amor y dedicación hicieron ésta página que representa para los descendientes de los fallecidos en ésta tragedia, un tesoro de valor incalculable. Soy la sobrina nieta de Carlo Mormile a quien llegué a conocer por una foto que guardaba su hermana Rosa Mormile (mi abuela). Infinitas gracias!

Liliana.

 


06/09/2015

Sono con mio padre, insieme a lui ho letto tutta la cronaca dell'affondamento del Nova Scozia su cui era trasportato da prigioniero mio nonno Della Torca Antonio di cui mio padre rimanè orfano. Ringrazio Antonio e Fiorenzo Zampieri per aver creato questo blog che restituisce memoria e dignità alla storia di quelle anime che furono vittime della follia umana e dell'atrocità denominata guerra. Auguro a tutti i discendenti delle vittime di questa dolorosa vicenda una vita di pace e amore.

Enzo Dellatorca


24/08/2015

grazie.grazie a tutti

Mariano Bellin


11/08/2015

In ricordo di mio padre Giorgio Cavazzani che lavorava all' Isotta Fraschini a Decamerè, dove nacque mia sorella Giovanna

Alessandro Cavazzani


28/07/2015

Grazie per la vostra preziosa iniziativa che tiene viva la memoria di tanta sofferenza. L'augurio è che tutti questi morti, tutto questo enorme bagaglio di dolore, ci insegnino qualcosa sulla vita e sulle sue poche regole fondamentali...ciao nonno

Alessandro Luci


27/05/2015

Il passeggero 366 ha il mio stesso nome e cognome ed è sardo, di Sassari.

Oscar Mameli


19/05/2015

Buongiorno a tutti. Sono il nipote del marittimo Cironi – in verità Cirone, come appare correttamente nel bel sito che avete allestito e che seguo da tempo – marittimo che, come tanti altri, non tornò più a casa, a Torre Faro, l’antica Cariddi. Negli anni ’90, per la Rai, sono stato il regista del documentario sulla Nova Scotia. Sono stato a Berlino, ho intervistato l’arcivescovo di Durban che – giovane sacerdote allora – condusse la popolazione sulla costa, nei pressi di Capo S. Lucia, per raccogliere i resti del banchetto di squali martello che imperversarono per 72 ore nell’area dell’affondamento, resti che spiaggiarono ininterrottamente per circa 4 mesi. Tutte vicende che – almeno per chi ha seguito anche il vs sito – sono ormai note.
Scrivo, invece, per sottolineare un aggettivo: “dimenticata”. Ecco – già all’epoca del documentario – mi sono accorto che alle istituzioni non fregava più o meno nulla di questa storia. Una vicenda, invece, ben più complessa di quanto emerso sinora. Francamente, credo che quella che ormai da anni è divenuta una sottocultura, quella del “per non dimenticare”, non sarà mai in grado di riconoscere le valenze di questa azione di guerra contro civili inermi, civili non ascrivibili a specifiche "appartenenze". Ecco perché la Nova Scotia resta una delle tante macchie indelebili e nere, ben impressa sulla cattiva coscienza del nostro Paese.

 

Complimenti per il sito e grazie per il vs lavoro. 

20/03/2015

Ringrazio commossa per aver ricordato le vittime del naufragio del Nova Scotia, fra le quali mio nonno Giulio Alfini.

Cecilia Alfini


22/02/2015

oggi per la prima volta leggo queste cronache e racconti con le lacrime agli occhi , pensando alla fine che potrebbe aver fatto il mio caro nonno che non ho mai conosciuto ma nei racconti di mio papa ho avuto solo alcuni racconti dalla vicenda dell affondamento del piroscafo ,oggi guardando queste opagine e leggendo i racconti di chi e' stato salvato mi chiedo se qualcuno a mai avuto notizie nei racconti di mio nonno padre di 8 figli di fasana p. ro nel veneto, era falegname e aveva un diploma di manovratore e addetto a macchine agricole con diploma rilasciato nel 1920

angelo palmarin eligio


22/02/2015

Grazie per aver ricordato le vittime del piroscafo "Nova Scozia" fra le quali figura anche mio padre Longhitano Cirino.

Longhitano Benedetto


25/01/2015

Sono la nipote di Donetti Emilio, genovese di soli 42 anni, ho sempre sentito raccontare da mia mamma questa tragedia che le ha portato via il papà, lei aveva solo 12 anni e due sorelle. Il nonno è stato fatto prigioniero dagli inglesi mentre si trovava al campo di aviazione di Decamerè. Lì si era rifugiato insieme ad altri italiani avendo saputo che gli inglesi li stavano cercando e sapendo che lo avrebbero cercato a casa. Il nonno aveva già ottenuto il foglio per il rimpatrio insieme a tutta la sua famiglia e sarebbero rientrati a Genova da lì a qualche mese con la Croce Rossa. Dopo essere stati portati nei campi sono stati imbarcati sulla Nuova Scozia. Tutti i familiari hanno assistito al passaggio dei camion carichi di tutti i prigionieri mentre andavano al porto. Nei giorni successivi si è saputo della tragedia. Per tanti anni il nonno è stato dato per disperso, poi è stato dichiarato morto ma senza mai sapere dove fossero i resti o un luogo dove poterlo piangere. Un nostro desiderio è sempre stato quello di poter un giorno trovare qualcuno che potesse darci maggiori informazioni e magari aver conosciuto il nonno. Un ringraziamento di cuore ad Antonio e Fiorenzo Zampieri che ci hanno dato modo di ritrovare il nome del nonno e dove si trovino la tomba e la targa in memoria delle vittime. Grazie ancora per il vostro lavoro che ci ha dato una grande emozione.

Claudia Chiapperini


15/01/2015

questa storia mi è stata raccontata, una ventina di volte, da un mio prozio,

Lazzarini Gioacchino di Forlì. l'avevo dimenticata e mai analizzata, sono passati più di cinqantanni, grazie bella emozione.

Vittorio


03/12/2014

Buongiorno,

solo ieri sera ho scoperto con grande commozione l'esistenza di questo sito meravglioso e interessante. Anch'io fin da bambina ho sentito sempre raccontare dai miei familiari la storia di mio zio GIUDICI LIBERO. Purtroppo lo zio è stato dato per disperso dopo che la Nova Scotia è affondata (il suo nome non compare infatti sull'elenco dei deceduti). La sua famiglia di Besnate (VA) era costituita da mio nonno GIUDICI ERMENEGILDO, mia nonna BORDONI ROSA, mia zia GIUDICI AMELIA (oggi ha 98 anni), mia zia GIUDICI SEVERINA (oggi 101 anni!!) e mio padre (soprannominato MAIRIOLINO di 84 ). Dello zio ci restano qualche foto e le sue lettere ritrovate da mia cugina in un cassetto dimenticato. Da mesi ho cominciato trascriverle per farle comprendere al mio babbo e potergliele regalarle il prossimo Natale. Chiedo a chiunque abbia notizie di Libero Giudici di contattarmi. Qualsiasi tipo di informazione sarà gratdita per aiutarmi a ricostruire la sua storia e poterla rileggere con il mio papà e i miei figli. Desidero ringraziare TUTTI per quanto riportato nel sito. Stamperò ogni foto e ogni dettaglio a completamento del mio lavoro. Desidero proprio che questo Natale sia un Natale speciale per tutti ma soprattutto per il mio babbo che ha perso il fratello quando era solo un bambino. Grazie di cuore è molto importante che il ricordo di questa triste storia non "affondi" con la nave stessa Grazie, grazie a tuttti!!

Roberta Giudici


31/10/2014

Nipote di una vittima, di cui non si è mai voluto ritirare la pensione di guerra nella speranza che fosse vivo, mi ha commosso ritrovare una pagina che parla di quei terribili momenti.

Mio zio Sogliaghi Livio è deceduto nel naufragio, mi ha molto commosso ritrovare su internet questo sito. Grazie.
Mariangela Sogliaghi 


27/08/2014

Grazie di tutto

Stefano Caldiron


20/04/2014

li' c'era il nonno Gerardo

Gerardo


05/02/2014

Sono nata nel 1947 e durante la mia infanzia avevo sentito parlare spesso, da mio padre, di uno zio che era morto in un naufragio. Ho conosciuto la "zia di Bologna", Olga, che era stata sua moglie, ma all'epoca si era già risposata. Non ricordo bene tutti i particolari del racconto, ma in questi giorni, rimettendo a posto vecchie foto, mi sono venute in mano proprio quelle di zia Olga e zio Gustavo da giovani. Ormai dei miei parenti non c'è più nessuno. Anch'io sono ben avanti in età e ogni tanto mi piace passare delle ore di "Amarcord". Così con mio fratello Roberto mettiamo insieme dei ricordi. Mi ha fatto piacere di essere riuscita a trovare notizie su questa tragedia di cui non sapevo nulla e di trovare nell'elenco il nome dello zio Gustavo.

Immagino che i corpi non ci siano nel cimitero in Sudafrica. Se volete rispondermi ve ne sarei grata. La storia è veramente tremenda ed interessante dal punto di vista storico appunto. Sono mai stati fatti film sull'argomento?

Vi ringrazio e vi rifaccio i miei complimenti per il gran lavoro! Meno male che c'è internet!

Saluti Maria Paola Pagano


02/02/2014

Finalmente un sito dedicato a una strage di italiani innocenti dimenticati proprio da quell'Italia che loro amavano ma che, evidentemente, nasceva già come un Paese di marionette e ladri. Mio nonno morì su quella nave dopo che gli inglesi, molto più feroci assassini dei nazisti, lo strapparono ai suoi figli di 4 e 3 anni, già vedovo. 

Enrico.


17/01/2014

Gentilissimi Antonio e Fiorenzo Zampieri
sono rimasta gradevolmente sorpresa per la tempestività con cui avete risposto
alla  mia e-mail.
Autorizzo subito la pubblicazione della lettera, e, nel caso ci fosse bisogno
di una dichiarazione formale con i riferimenti legislativi, vi prego di farmelo
sapere e/o di inviarmi un vostro modello predefinito che utilizzate in questi
casi.
Non sapete quale gioia sto provando  nel rileggere le testimonianze dei
sopravvissuti al naufragio , sembra di risentire la voce del nonno che non
perdeva occasione per ripetere la storia e per aggiungere qualche altro
particolare.
Noi ragazzi eravamo un po' stufi di sentire sempre le stesse cose, ovviamente,
oggi ho un grande rammarico per non aver pensato a registrare dalla sua voce
tutto l'accaduto.
Lo ricordo con tanta tenerezza perché  quando eravamo a tavola usava le posate
per farci comprendere la posizione della nave, delle scialuppe, dove stava il
capitano, ecc.
Fino alla morte ha sofferto di incubi notturni nei quali  riviveva tutte le
fasi del naufragio e allora urlava e si dimenava  disperatamente.
  Parlava spesso di una bambina passeggera della nave aveva   con un grembiule
sui vestitini ed un grosso fiocco in testa, e spesso era in braccio al
comandante della nave e che questi le cantava una specie di ninna nanna .
Al momento del siluramento della nave, nonno si trovava sotto coperta, e
riuscì a guadagnare l'aperto a fatica, la nave si inclinò prontamente e il
povero nonno  fu costretto ad arrampicarsi verso il lato della nave che si
innalzava sul mare, era ferito sull'addome, ferite che secondo lui, furono
provocate proprio da quell'impervio arrampicamento e di cui io ho constatato le
cicatrici, erano strisce orizzontali che gli attraversavano l’addome in più
parti.
Riferiva che  le scialuppe di salvataggio furono presto occupate  e  lui non
vi trovò  posto e fu un bene perché  molte di esse forse non furono sganciate a
tempo ed affondarono insieme alla nave trascinando anche il carico umano che
contenevano.
Il nonno riuscì in qualche modo ad allontanarsi o fu per un caso fortuito che
quando al nave affondò non fu catturato dal gorgo che si creò, diceva che  si
sentivano urla disumane, sentiva perché non riusciva a vedere quasi niente,
era  completamente coperto di catrame, (forse la nafta?) lui diceva che si
trattava proprio di catrame .
Per diverso tempo il nonno riuscì a stare a galla anche perché inizialmente
il mare era quasi calmo, Ognuno dei poveri naufraghi cercava di trovare un
appiglio valido ma molti compreso il mio adorato nonnino, erano in balia del
mare e se anche cercarono aiuto  furono allontanati anche a calci da un feroce
istinto di sopravvivenza emerso in tutta la sua drammaticità in quei momenti
tragici.
Nonno Giovanni si accostò ad un pezzo di legno galleggiante su cui erano
attaccate diverse persone che urlavano e pregavano, anche il nonno pregava
soprattutto  le sue sante preferite, Santa Teresa e santa Rita affinché gli
facessero rivedere la moglie e i figli, molti avevano perso il senno e dicevano
cose senza senso, nonno supplicava un naufrago   di farlo appoggiare   sullo
zatterino e mi vengono ancora i brividi se risento la voce del nonno dire che
dopo tante richieste di aiuto, tirò un sospiro di sollievo quando si accorse
che  il suo compagno sfortunato era morto dopo  l'emissione di lunghi rantoli
e  la comparsa  di una palla di schiuma  che gli restò incollata sulle labbra;
la morte di quel poveretto fu la salvezza del nonno, che fece una grande fatica
per sganciarne le mani dal gancio su cui erano arpionate,  ma alla fine dopo
averlo segnato con il segno della croce  riuscì ad allontanarlo e a prendere il
suo posto.
Dopo poco il mare si agitò e ricordo che il nonno  (forse nell'enfasi del
racconto) descriveva onde alte più di tre metri  che inghiottivano i poveri
naufraghi per poi vomitarli in un punto spesso più lontano e senza nessun
ancora da afferrare.
Poi arrivarono gli squali che mangiarono  più della metà, dei sopravvissuti
fino ad allora.
Nonno diceva sempre che lui era stato risparmiato perché ancora portava ai
piedi le scarpette di gomma che indossava sulla nave , che questo essendo
bianche avevano respinto gli squali affamati.
questa supposizione molto ingenua del nonno  era certamente inesatta , ma il
nonno ne era fermamente convinto, in  realtà molto probabilmente i branchi di
squali lasciarono qualche superstite fortunato, perché erano sazi a dismisura.
Nonno diceva sempre che era stato tre giorni e tre notti nell'Oceano Indiano,
quindi presumo che non fu tra i primi ad essere soccorso dalla nave portoghese.
Ho qualche vago ricordo proprio del trattamento ricevuto  sulla nave che li
aveva salvati.
Nonno diceva che bevevano un liquore molto forte che non passava nella gola
perché il catrame era anche lì.
In effetti il catrame aveva cosparso il nonno come un collante , aveva
impedito anche alle ferite di sanguinare eccessivamente, ferite che poi furono
curate  penso, a Lorenzo Marques, e mi stupiva sempre sentire che su quelle
ferite era cresciuto del muschio.
Io pensavo che molte cose di quello che ricordo fossero  rielaborazioni
antiche della mia immaginazione invece grazie al vostro sito  ho potuto
constatare che i racconti del nonno erano perfettamente aderenti ai fatti
successi.
Non ricordo niente del soggiorno in ospedale del nonno, diceva che c'era un
compagno che aveva perso la memoriae che probabilmente non avrà più rivisto
quando lasciò il Nosocomio
Da qui in poi non ho più elementi del suo soggiorno in Africa, veramente non
ne ho neanche del periodo precedente il naufragio A volte parlava di capi
tribù, di bellissime donne di pelle scura e degli scherzi che si facevano tra
compagni di avventura.
So solo che il nonno partì  nel 1939 come civile per lavorare in Eritrea,  e
che tornò nel 1947  dopo che alla nonna era stata assegnata una pensione perché
disperso di guerra.
La nonna diceva che suo marito era rimasto  in Africa in stato di prigionia
per otto anni, ma probabilmente non fu così perché al suo ritorno era
benestante e risollevò un poco le sorti della sua famiglia composta oltre che
dalla nonna da cinque figli di cui l'ultimo "Benito" non conosceva il padre
essendo nato dopo la sua partenza.
Poi forse grazie al naufragio fu assunto alle dipendenze  della Marina
Militare  presso la Maricorderia di Castellammare di Stabia dove si producevano
corde  per fini militari.
Tante altre cose conservo nel cuore,  innanzi tutto il dispiacere che mio
nonno non ha potuto condividere la mia emozione .
Vi saluto con affetto e vi allego la foto dei sopravvissuti in cui vi indico
il mio adorato nonno.

 

Rosa

16/01/2014

Ciao sono la nipote di Gargiulo  Giovanni di Castellammare di Stabia (NA)
superstite del naufragio della Nova Scotia. Durante la mia infanzia,ho sentito
tante volte il nonno parlare della grande avventura che gli aveva cambiato la
vita.
  Fino al giorno della sua morte avvenuta circa 30 anni fa, ha sempre parlato
dell’accaduto con una ricchezza di particolari molto accurata.
Purtroppo non avevo mai scritto quello che lui diceva anche perché la memoria
storica  della famiglia era il suo primogenito, Vincenzo, purtroppo deceduto l’
anno scorso.
Nell’ultimo periodo mio zio aveva problemi neurologici che gli avevano fatto
perdere  i ricordi e se c’era qualcosa di scritto in merito,  alla sua morte
non ho trovato niente.
  Io per anni ho cercato notizie che confermassero i racconti del nonno,
pensavo che la nave affondata fosse una nave tedesca per cui per anni ho fatto
ricerche  sbagliate, fino a che l'estate scorsa  ho trovato il vostro sito e
per incanto ho ricordato tutto, anche il nome della nave, tutto descritto nei
minimi particolari, come li raccontava il nonno.
Addirittura l'ho riconosciuto  nella foto di gruppo  dei superstiti e ho
trovato il suo nome tra 'elenco dei sopravvissuti.
Ho avuto un'emozione fortissima e vi sono grata per la cura con cui avete
raccolto le notizie.
Mi chiamo Rosa Cascone,  ho 57 anni, sto scrivendo  le memorie della famiglia
della mia mamma ed inserirò anche il racconto del naufragio per tramandarlo ai
miei nipotini.
Se qualcuno ha notizie  del soggiorno , a Lorenzo, Marques del nonno, fatemi
sapere , ma fatemi sapere qualunque cosa che ritenete opportuno trasmettermi,
riferirò prontamente alla mia mamma che il 23 gennaio compirà  81 anni e
ricordarle il suo papà sarà uno splendido regalo.
Distinti saluti

 

Rosa

29/12/2013

Gentile Sig. Zampieri
nel mentre le segnalo un'altra informazione che ho trovato nel frattempo; un'altra delle vittime del Nova Scotia, proprio l'ultima dell'elenco, il marittimo Marino  Zudich di Muggia (io ho trovato Mariano Zudich, di Albaro Vescovà, figlio di Pietro Zudich), apparteneva all'equipaggio di una delle navi autoaffondate in Eritrea, e precisamente a quello del piroscafo Urania, autoaffondatosi alle Dahlak il 3.4.1941.
 
Lorenzo Colombo

13/12/2013

Buonasera,
mi chiamo Lorenzo Colombo ed ho recentemente creato un blog sulle navi italiane affondate nella II Guerra Mondiale e su quanti vi trovarono la morte (ma in futuro intenderei scrivere anche degli italiani morti in prigionia nell'affondamento delle navi che li trasportavano, come nel caso del Nova Scotia e di almeno altre 13 navi tra alleate ante-armistizio e tedesche post-armistizio). Tra le unità di cui intendo scrivere in futuro vi sono anche le molte navi autoaffondatesi in Eritrea nell'aprile 1941.
 
Una cosa che non avevo mai avuto modo di 'indagare' era la sorte toccata ai loro equipaggi dopo la cattura; supponevo che fossero "semplicemente" finiti in prigionia od internati sino alla fine della guerra. Conoscevo la vicenda del Nova Scotia, ma non avevo mai approfondito in merito, e solo di recente, leggendo qualcosa sul disastro su un sito, ho notato che si diceva che l'U 177 si accorse di quanto avvenuto quando recuperò due marinai italiani della marina mercantile. Pensando che tra gli internati trasportati potessero esservi marinai di navi italiane catturate (anche se non stavo pensando a quelle dell'Eritrea) e, trovato il vostro interessante blog, ho scorso la lista delle vittime italiane ed ho scoperto la sorte di molti dei membri degli equipaggi delle navi autoaffondatesi a Massaua ed alle isole Dahlak nel 1941.
 
Scrivo per chiedere se, oltre ai nomi che compaiono nell'elenco, sapete quali altre tra le vittime elencate appartenevano all'equipaggio di una di queste navi, o se in mancanza di nomi sapreste dirmi quanti membri dell'equipaggio di ciascuna nave erano sul Nova Scotia, e quante furono le vittime ed i superstiti tra ogni equipaggio.
 
Una precisazione in merito alla pagina iniziale del blog: vedo che sono citate come navi autoaffondatesi a Massaua "la Colombo, la Tevere e la Mazzini". Segnalo che Colombo e Mazzini furono effettivamente autoaffondate in Eritrea (l'elenco completo delle navi autoaffondatesi in Eritrea, così come un'esaustiva descrizione delle loro vicende, sono ad es. in questo articolo di Vincenzo Meleca: http://www.ilcornodafrica.it/st-melecascapaflow.pdf), non lo fu la Tevere, che in realtà non era in Mar Rosso bensì in Mediterraneo allo scoppio della guerra, e che in Mediterraneo prestò servizio come nave ospedale sino alla sua perdita, avvenuta per urto contro mina davanti a Tripoli il 17 febbraio 1941.
 
Ringraziando in anticipo per qualsiasi risposta,
Lorenzo Colombo

19/11/2013


14/11/2013

un pensiero al nonno nell'avvicinarsi dell'anniversario

Roberto


23/03/2013


15/04/2012


13/03/2012


26/02/2012


08/02/2012


04/05/2011

Zio Antonio

 

Tutta la mia infanzia l’ho passata avendo paura del mare….

Si raccontava spesso in famiglia di due zii morti (da parte di mio padre) in mare..

Il primo morto dopo aver mangiato in spiaggia, con la sua ragazza, e una volta in mare……….

Il secondo, invece, in piena guerra, mangiato dai pescecani………

 

Di questo secondo zio, ne ho avuto sempre pena, in foto era bassino, aveva lo sguardo accomodante, mi somigliava in qualcosa….spesso, crescendo, l’ho pensato.

 

A 52 anni, una mattina, a febbraio, intorno alle sei, mentre mi congratulo con me stessa di aver finalmente dormito bene, senza fastidi da parte delle gatte, dai vari acciacchini, dall’aria irrespirabile di questo luogo che abito, che spesso mi sveglia……..ad un tratto, avverto una presenza. Ho gli occhi semichiusi, ma sono quasi sveglia del tutto.

L’avverto nei pressi del balcone, una presenza che so essere di uomo, non troppo alto, tanto che penso sia mio figlio che è giunto in camera, per dirmi qualcosa, semmai circa un brutto sogno…..

E’ una presenza che non sa cosa fare, è impacciata, titubante, poi alla fine decide, sento muovere la pseudo massa del suo torace, volare in un attimo, rasente il mio letto, planare sul mio ventre.

In quel momento, comincio a pregare, morta di paura, non sapendo chi sia, due o tre padre nostro, e il tutto svanisce.

 

Dimentico tutto, in giornata mi ritrovo al pc, come sempre, e, senza un criterio logico, scrivo “antonio tomasetta, vergognandomi da sola della futile ricerca su google…..è una persona morta, anni fa, che non ha nessuna importanza, come potrebbe essere su internet?

 

All’improvviso scopro che esiste il suo nome, in un contesto che ha a che fare con la seconda guerra mondiale….. leggo l’articolo, è lui, si parla dell’affondamento della nave dove era, in Africa……di tutto quello che è accaduto, per un errore umano…..ci sono gli scritti dei superstiti………

Avverto la sua presenza, dietro di me, è mio zio, ora capisco e collego i fatti della mattina, è sereno, sento una sorta di sua soddisfazione perché sto leggendo, ancor più, quando, dopo le mie lacrime leggo che esiste in Africa, una lapide grande, con tutti i nomi dei morti di quella nave, c’è anche il suo nome tra i morti.

Mio zio ha voluto farmi leggere che quattro mesi prima, a Roma, (nov 2010) è stata ricordata quella sciagura, che il suo nome è su una lapide in Africa, mi ha voluto spiegare tutto quello che gli è accaduto davvero, che non ho mai capito bene, ma che sempre ho immaginato…..

E pensare che qualche giorno prima, avevo preso la sua croce al valore, e deciso di appenderla ad una collana, o al muro.

Ora quella croce ce l’ho sul letto, al posto di quella che tutti mettono, ma è lo stesso.

 

La nave era la “NOVA SCOTIA”, affondata nel novembre del 1942.


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Gentilissimi, sono Giusi Sciacca nipote di Paolo Sciacca, uno degli sciagurati naufraghi del Nova Scotia.

L'anno scorso dopo svariati tentativi, nel mio paese, Nardò (Le), sono riuscita a fare intitolare una piccola strada alla memoria del nonno Paolo.

L'ho fatto per ricordare lui e le centinaia di uomini che in quel disastroso affondamento persero la vita. L'ho fatto per mio padre Antonio che non ha mai potuto conoscere suo padre e l'ho fatto perché la memoria non si estingua senza la possbilità di conoscenza.

Mio padre Antonio ha sempre desiderato poter vedere il luogo dove una lapide ricordava il nome di suo padre. Un desiderio sofferto e pianto in silenzio. Quando gli ho fatto leggere le belle parole che avete raccolto di quella triste storia si è commosso e mi ha chiesto di voler visitare il sacrario lì in Sud Africa almeno una volta per poter salutare un padre che non ha potuto mai conoscere.

Mi piacerebbe essere contattata da voi per poter organizzare questo viaggio. Ormai papà ha quasi 80 anni e non sta molto bene. Vorrei che finalmente egli possa esaudire li desiderio di mettere un fiore su quella lapide.

Resti in attesa di un vostro contatto e cordialmente vi ringrazio.

Giusi Sciacca

 

 

Cordiali saluti.


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Sono il nipote di Barone Giovanni, vorrei avere qualche notizia in più su mio nonno.

Vi invierò al più presto una delle sue ultime foto.

Cordialmente,

Giovanni Barone

 

Cordiali saluti.


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Il mio papà era Domenico Spadaro, Lui era nato in Rpculamerra Sicilia, un paese vicino Santa Teresa di Riva. Nel 1942, lui aveva 21 anni, lui e nel Vittime Italiane, ma credo che questo non e vero, perché io ricordo che lui diceva che tutti credevano che lui a morto ma quando la guerra e finita, lui e arrivato nel paese e la famiglia credeva che lui ha morito sul nave che ha fondato.

 

585. SPADARO DOMENICO - Aanta Teresa di Riva, Messina

 

Cordiali saluti,

Mary Spadaro  mtvmczuk@bigpond.net.au


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Sono la nipote di Giovanni De Palma (molfetta Bari), morto a seguito dell'affondamento della Nova Scotia. Vorrei essere informata sulle vostre iniziative.

 

Cordiali saluti.

Angela De Palma.


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Foto di Crea Raffaele

io sono il nipote, figlio del solo fratello rimasto Crea Ferdinando. Ferdinando era già dal 1941 prigioniero in Sudafrica a Zonderwater.

Erano quattro maschi, due sono morti con Nova Scotia ed uno, Crea Giuseppe è morto in campo di concentramento in Germania.

Vi ringrazio per questa vostra opera meritoria.

Raffaele.

Nella lista dei caduti: Crea Francesco e Crea Raffaele sono fratelli, ambedue di Santa Eufemia D'Aspromonte (nell'elenco Crea Raffaele non ha la provenienza). Se vi servissero le fotografie, sono in grado di inviarvele.

Grazie

Raffaele Crea

 

Cordiali saluti.


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Salve, sono appena tornata dall'Eritrea e in occasione di un'escursione a Adi Qwala, ho visitato la chiesa di Santa Rita e volevo sapere per quale ragione al suo interno c'è la lapide che commemora le vittime del Nova Scotia. Grazie

 

Cordiali saluti

ginevra serego alighieri