Cimitero costruito sul retro della
Chiesetta della Madonna delle Grazie
eretta dai prigionieri di guerra italiani a
Epworth-Pietermaritzburg, KwaZulu Natal
in memoria dei caduti del "Nova Scotia".
La Chiesa dei Prigionieri Italiani a Pietermaritzburg
(di Neil Bloy)
Avvicinandosi a Pietermaritzburg lungo la N3 da Durban, una piccola chiesa in pietra si scorgeva sulla sinistra, nei pressi dello svincolo di Market Road. Purtroppo, per ragioni di sicurezza, negli ultimi anni è stato costruito un alto muro di mattoni attorno all’edificio, rendendolo meno visibile dalla strada. Sebbene modesta nelle dimensioni, questa chiesa custodisce una storia straordinaria.
Sorge sul sito dell’ex campo di prigionia di Pietermaritzburg, uno dei quattro campi sudafricani che ospitarono prigionieri di guerra italiani durante la Seconda Guerra Mondiale. Gli altri si trovavano a Zonderwater (il principale e più grande), Durban e Città del Capo. Il primo gruppo di circa 5.000 soldati italiani, catturati in Africa orientale e settentrionale, giunse nel 1941 e inizialmente fu sistemato in tende, poi in dormitori di legno.
Nel 1943, il cappellano del campo, Padre Giacomo Conte, propose la costruzione di una chiesa per alleviare la monotonia della prigionia. Molti dei detenuti erano artigiani. Il maggiore B.C. Knight, membro dello staff del campo, approvò il progetto e fornì alcuni attrezzi di base. I lavori iniziarono il 2 febbraio 1943, su progetto del sergente Ottaviano Aiello, architetto nella vita civile, che ne supervisionò anche la costruzione, affiancato da una squadra di operai e artigiani.
La realizzazione fu un’impresa ardua: i blocchi di scisto vennero estratti a mano a circa due chilometri di distanza e trasportati su carrelli spinti dagli uomini stessi. Tagliati con utensili manuali, le tracce di questo lavoro sono ancora visibili. La chiesa misura 17,3 metri in lunghezza, 7,5 in larghezza e la torre raggiunge i 9,5 metri di altezza. Non furono utilizzate gru né macchinari, solo impalcature rudimentali. Il cemento, disponibile in quantità minima, fu impiegato solo per rifinire la facciata; la malta era composta di fango.
Sulla facciata campeggia un’iscrizione triangolare:
MATRI DIVINAE GRATIAE CAPTIVI ITALICI AD MCMXLIV
(Alla Madonna della Divina Grazia – prigionieri italiani – anno 1944)
La costruzione durò 13 mesi e 6 giorni, un risultato eccezionale considerando le difficoltà, inclusi tre mesi di pioggia.
La chiesa fu inaugurata e consacrata il 19 marzo 1944 dal delegato apostolico polacco Van Gijlswijk. Nel suo discorso, Padre Conte ringraziò il Pontefice Pio XII per la generosa donazione di “centinaia e centinaia di sterline”, la comunità italiana di Durban per il materiale del tetto, il comando del campo per il supporto, e tutti i prigionieri per il lavoro svolto. Concluse dicendo:
“Vostra Reverenda Eccellenza, questa chiesa che avete benedetto è stata descritta come la più grande e migliore conquista dei prigionieri italiani in Sudafrica. È stata costruita anche per i nostri posteri. Nei prossimi anni, i genitori passeggiando con i figli si fermeranno e diranno loro: ‘Questa chiesa è stata costruita dagli italiani’.”
“Dio Onnipotente, Signore del cielo e della terra, degli eserciti e della pace, che con la Tua Benedizione sei sceso in questo luogo ormai sacro, resta in mezzo a noi, valorizza la nostra buona volontà, fortifica la nostra fede, illumina i nostri spiriti, accorcia questi giorni che sono per noi molto cattivi.”
Dopo il rimpatrio dei prigionieri (l’ultimo nel 1947), il campo fu smantellato e la chiesa abbandonata. Fu occupata da vagabondi, vandalizzata, incendiata, e ridotta in condizioni pietose. Le porte vennero divelte, le vetrate infrante, uno dei due leoni di cemento distrutto. Nel 1962, Padre Anton Dovigo, in visita dal’Italia, rimase sconvolto e avviò una raccolta fondi per il restauro.
Una nuova campana, fusa in Italia, fu donata e inviata a Durban. Salvatore Fardella, ex prigioniero e costruttore della chiesa, la installò e contribuì al restauro. L’arcivescovo Denis Hurley benedisse la chiesa restaurata e la campana, che fu suonata per la prima volta dalla sindaca Eva Bulman.
Successivamente, la chiesa fu curata da Raffaele Dalmonte, immigrato italiano, che la mantenne pulita, effettuò riparazioni e fornì fiori per la messa mensile, fino alla sua dichiarazione come monumento nazionale.
Alla fine della guerra, circa 870 prigionieri italiani (su 109.000) decisero di restare in Sudafrica. Altri vi tornarono negli anni ’50 con le famiglie. Tra loro, Fardella, originario di un villaggio vicino Messina, ferito e catturato in Nord Africa, poi trasferito al campo di Pietermaritzburg. Dopo la guerra si stabilì a Howick, dove avviò un’impresa edile.
Uno dei monumenti della chiesa ricorda gli italiani morti il 28 novembre 1942, quando un U-boat tedesco affondò per errore la nave britannica SS Nova Scotia al largo della costa dello Zululand. A bordo c’erano 765 prigionieri italiani: circa 645 morirono. I resti di 120 vittime, inizialmente sepolti a Durban, furono trasferiti a Pietermaritzburg nel 2008. I loro nomi sono incisi sul monumento.
Nello stesso anno, furono reinterrati anche i resti di 8 prigionieri morti nel campo di Pietermaritzburg e 27 deceduti nel campo di Hillary. Ogni tomba è contrassegnata da una pietra con nome, grado e data.
Oggi la chiesa è gestita dall’Italian POW Church Trust, amorevolmente mantenuta dalla comunità italiana locale. È utilizzata per celebrazioni l’ultima domenica del mese e per occasioni speciali come matrimoni e funerali.
Dal 1977 è riconosciuta come monumento nazionale e oggi è patrimonio provinciale.
Riconoscimenti:
Franco e Cathy Muraro e Rosa Paul per la loro disponibilità ad aiutare con informazioni e fotografie.
“Alla Madonna della Divina Grazia”, pubblicazione 70° Anniversario dei signori B N Fairbrother come contributo personale all'anniversario (2014). (Il padre della signora Fairbrother era un ex prigioniero di guerra italiano. )
Articolo del Sunday Tribune di Richard Rhys Jones, 22 ottobre 2016.
Articolo di Natal Witness di Stephen Coan, marzo 1999.
Natalia, Vol 18, dicembre 1988, pubblicato dalla Natal Society.
Nel luglio del 2008 furono traslati dal cimitero di Hillary-Durban, a Pietermaritzburg, sul terreno retrostante la chiesa "Madonna delle Grazie" i resti dei corpi recuperati dopo l'affondamento del piroscafo Nova Scotia. Nello stesso riquadro sono stati traslati anche le spoglie dei 35 militari italiani deceduti in prigionia fra il 1941 e 1946 che trovavano sepoltura nel Riquadro Militare del Cimitero di Hilary (si veda articolo qui in basso apparso sul settimanale della Comunità Italiana in Sud Africa il 06/08/2008).
L'insieme dei nuovi loculi è stato disegnato a forma di croce. I resti di ciascuno sono stati ricomposti e sigillati entro minicontenitori con targhe numerate ed, ove possibile, nominative. Alcuni oggetti ritrovati con le salme sono ora in consegna al museo di Zonderwater.
L'esumazione e la traslazione da Hillary a Pietermaritzburg sono avvenute per opera dell'Ing. Emilio Coccia e del G.U. Franco Muraro sotto la supervisione di Onorcaduti.
Al cimitero di Hillary è rimasto un cippo con targa ricordo dell'evento.
La costruzione della chiesetta dedicata alla "Madonna delle Grazie" iniziò il 2 febbraio del 1943, fu completata l'11 marzo 1944 e consacrata il successivo 19 marzo 1944 dal Nunzio Apostolico in Sud Africa, l'Arcivescovo polacco Van GIJLSWIJK.
Ogni anno in prossimità dell'anniversario dell'affondamento, le autorità civili e militari italiane e sudafricane e di altri paesi coinvolti, celebrano una giornata in memoria dei caduti.
Il V. Presidente del POW Church Trust
e Curatore del Sacrario di Pietermaritzburg
FRANCO MURARO e Gentile Sig.ra Chaty.
PIETERMARITZBURG (Sudafrica)
le lapidi con i nomi dei caduti del Nova Scotia
Foto di Elisa Longarato (Associazione Zonderwater)
Fonti: www.kznpr.co.za ed Elisa Longarato (figlia del POW Vittorio)
(dalla pagina Fb del Consolato Generale d'Italia di Johannesburg)
Fotoservizio di Girolamo Florio - Il mese di novembre ha portato con sè il tradizionale appuntamento con le commemorazioni dei Caduti a Città del Capo, nel cimitero monumentale di Zonderwater e nel sacrario di Pietermariztburg.
Qui sotto quella di Pietermaritzburg, alle quali la comunità italiana è stata rappresentata dalle autorità diplomatiche e consolari, oltre che dagli esponenti di varie associazioni, mentre il Sud Africa è stato presente con alti ufficiali delle forze armate ed esponenti del mondo politico.
Fonte: La Gazzetta del Sudafrica.
Ideatori e curatori del sito: Fiorenzo e Antonio Zampieri
In memoria di Caldiron Luigi Gino
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